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Le Fontane d’Abruzzo di Lucio Diodati

Nell’antichità il poeta Ovidio celebrava le “gelide onde” della Conca di Sulmona e, per la sacralità dell’acqua, alle fontane veniva conferita dignità architettonica. Dal Medioevo alla metà del nostro secolo le fontane pubbliche hanno continuato ad essere approviggionamento per gli abitanti di città e paesi, ristoro per viandanti, mercanti e pellegrini, abbeveratoio per animali.
Vanto di centri abitati o testimonianza di un feudatario, questi manufatti hanno talvolta assunto caratteristiche monumentali o, più spesso, sono state vivaci espressioni artigianali e frequentati punti d’incontro.
Le incisioni di Lucio Diodati restituiscono tutto questo: fontane, abbeveratoi, vasche, zampilli, riportano alla memoria un mondo e una società profondamente trasformati negli ultimi decenni. una vera “riscoperta”, con un invito a tutelare queste preziose testimonianze per rappropriarsene: riascoltare il gorgoglìo delle acque, riassaporarle...e rendersi conto che ciò che rende uniche le nostre fontane è lo straordinario ambiente urbano o naturale in cui si inseriscono. Cosa sarebbero esse, infatti, senza le case e il paesaggio circostanti ?
Con pochi, felici tratti, Diodati rende tutto questo: nella sua fantasia l’immagine si trasfigura, per riformarsi attraverso linee e colori che la restituiscono in altra forma ed attraverso la tecnica dell’acquaforte.
Ogni fontana è per noi riconoscibile; ma la sua rappresentazione tiene conto dei sentimenti, dei ricordi, della storia.. E questo nella sintesi di precisi segni e sapienti macchie di colore, per farci partecipi di una suggestione poetica che è espressione della creatività dell’artista..